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Una volta eravamo voi

La storia che unisce generazioni, sogni e passione per il ciclismo.

C’è un momento che ogni campione porta nel cuore: quando tutto è cominciato.
Per molti, quel primo passo (o meglio, quella prima pedalata) è avvenuto proprio qui, al Meeting Giovanissimi. Un evento che non è solo sport, ma festa, amicizia, crescita.

“Una volta eravamo voi” è un’iniziativa nata, nella scorsa edizione e continua anche in questa, per ispirare i piccoli ciclisti di oggi attraverso le parole di chi, ieri, era esattamente al loro posto. Grandi campioni del presente e del passato tornano simbolicamente in sella, per raccontare un ricordo, dare un consiglio, o semplicemente augurare buon divertimento a chi sta cominciando il proprio viaggio su due ruote.

Alberto Bettiol, nato il 29 ottobre 1993 a Poggibonsi e cresciuto a Castelfiorentino, in quella Toscana che ha dato al ciclismo tanti grandi campioni, Alberto Bettiol ha costruito la sua carriera con tenacia, talento e una determinazione rara. Professionista dal 2014, ha scalato rapidamente i gradini del ciclismo internazionale fino a conquistare le vette più alte della disciplina.

Il suo nome è indissolubilmente legato al Giro delle Fiandre 2019, la classica Monumento che vinse con un’azione solitaria sull’Oude Kwaremont a 18 km dal traguardo di Oudenaarde, riportando l’Italia al successo nella storica corsa belga dopo dodici anni. Una vittoria che segnò la sua consacrazione mondiale. Negli anni successivi ha continuato a collezionare risultati importanti: una vittoria di tappa al Giro d’Italia 2021, il titolo di Campione Italiano 2024, la Milano-Torino 2024 e proprio oggi un’altra tappa al Giro d’Italia 2026, confermandosi tra i nomi di riferimento del ciclismo italiano. Oggi corre per il team XDS Astana

Video dopo video, parola dopo parola, questa iniziativa costruisce un ponte tra generazioni.
Perché il ciclismo non è solo uno sport: è un viaggio che comincia da bambini e che può durare per tutta la vita.

Manuele Mori nato a Empoli il 9 agosto 1980 ex ciclista pro su strada italiano. Ciclista professionista dal 2004 al 2019, aveva caratteristiche di passista veloce. Dal 2020 è direttore sportivo del team UAE Emirates.

È figlio di Primo Mori e fratello minore di Massimiliano Mori, entrambi ex ciclisti professionisti.

Le sue doti di passista veloce si uniscono ad una buona resistenza sulle salite medio-facili. Spesso fermato da infortuni e cadute, nel 2006 conclude terzo al Grand Prix de Ouest-France e quarto al Giro del Piemonte. Il 28 ottobre 2007 coglie la sua prima vittoria da professionista, alla Japan Cup di Utsunomiya.

Ivan Basso nato a Gallarate il 26 novembre 1977, è considerato uno dei più grandi specialisti delle corse a tappe nei primi anni duemila. Soprannominato “Ivan il Terribile”, ha costruito una carriera di altissimo livello vincendo due edizioni del Giro d’Italia (nel 2006 e nel 2010) e conquistando due podi al Tour de France. Oggi prosegue la sua attività nel ciclismo in veste di dirigente sportivo e imprenditore.

È il fondatore e Team Principal del Team Polti VisitMalta, progetto gestito insieme all’ex rivale e amico Alberto Contador per lanciare le nuove generazioni di ciclisti.

Nato a Empoli il 29 aprile 1999, Filippo Magli è uno dei talenti emergenti del ciclismo toscano. Dopo la crescita nelle categorie giovanili con San Miniato Ciclismo, Stabbia Ciclismo e soprattutto con il vivaio del GS Mastromarco-Sensi-FC Nibali, ha conquistato il passaggio al professionismo nel 2023 con il Team Bardiani CSF 7 Saber.

Fin dalle prime stagioni tra i professionisti ha mostrato qualità da passista veloce e corridore completo, capace di distinguersi sia nelle gare di un giorno sia nelle corse a tappe, affermandosi come uno dei corridori più interessanti del panorama nazionale.

Elia Viviani, nato a Isola della Scala nel 1989, è stato uno dei ciclisti italiani più completi e vincenti di sempre: 90 vittorie su strada, cinque tappe al Giro d’Italia, una al Tour de France, tre medaglie olimpiche su pista — tra cui l’oro nell’omnium a Rio 2016, primo successo italiano in quella disciplina dopo 16 anni. Portabandiera a Tokyo 2020, si è ritirato nel 2025 vincendo il titolo mondiale all’ultima gara della sua straordinaria carriera.

Michele Bartoli è un ex ciclista su strada italiano nato il 27 maggio 1970 a San Giovanni alla Vena, frazione di Pisa in Toscana. Considerato uno dei più grandi specialisti delle classiche della storia del ciclismo, Bartoli ha vinto 57 corse come professionista nel corso di 13 anni di carriera (1992-2004), aggiudicandosi 5 monumenti: il Giro delle Fiandre (1996), due Liegi-Bastogne-Liegi (1997, 1998) e due Giri di Lombardia (2002, 2003). Oltre a questi, ha vinto l’Amstel Gold Race (2002), il Campionato di Zurigo (1998), la Freccia Vallone (1999) e ha conquistato due Coppe del Mondo overall (1997 e 1998), rimanendo numero uno mondiale per mesi nel 1998-1999. È stato campione italiano nel 2000 a Trieste e ha ottenuto due medaglie di bronzo ai Mondiali (1996 e 1998).

Dopo il ritiro nel 2004, vive a Montecarlo di Lucca con la moglie Alessandra e lavora con i giovani ciclisti, promuovendo la filosofia che “l’uomo viene prima dell’atleta” e che ai giovani serve tempo per crescere.

Marco Villa nasce ad Abbiategrasso l’8 febbraio 1969 e cresce per diventare una delle figure più complete e influenti del ciclismo italiano. Prima come atleta, poi come tecnico, il suo nome è indissolubilmente legato alle piste dei velodromi di tutto il mondo.

In sella alla bicicletta, Villa è stato un protagonista assoluto della pista, con una carriera professionistica durata dal 1994 al 2004. La sua specialità è l’Americana, la Madison, disciplina che pratica ad altissimo livello, soprattutto in coppia con Silvio Martinello, con cui forma uno dei sodalizi più vincenti della storia della disciplina. Insieme conquistano due titoli mondiali consecutivi, nel 1995 e nel 1996, e una medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Sydney 2000. Nel corso della carriera disputa 164 Sei Giorni, vincendone 23, tra cui tre edizioni della prestigiosa Sei Giorni di Milano. A completare il palmarès, anche un bronzo mondiale nell’inseguimento a squadre, già nel lontano 1989.

Dopo il ritiro, Villa non lascia il mondo della bici: lo reinventa. Diventa Commissario Tecnico della Nazionale italiana su pista e si rivela l’artefice di una vera e propria rinascita del settore, costruita su una programmazione metodica e sulla capacità di valorizzare anche i grandi stradisti in velodromo. I risultati parlano da soli: l’oro di Elia Viviani nell’omnium a Rio 2016, quello storico dell’inseguimento a squadre maschile a Tokyo 2021 con Ganna, Consonni, Milan e Lamon, e infine l’oro nell’Americana femminile a Parigi 2024 con Chiara Consonni e Vittoria Guazzini.

All’inizio del 2025 viene chiamato a guidare la Nazionale élite maschile su strada, raccogliendo il testimone da Daniele Bennati. Da novembre dello stesso anno cambia ruolo, assumendo la guida tecnica della pista femminile e del settore cronometro: ennesima dimostrazione di una versatilità e di una dedizione che fanno di Marco Villa una risorsa preziosa per il ciclismo azzurro.

Abbiamo incontrato Tommaso Dati qui al Meeting di Viareggio, la città che lo ha già visto trionfare nella Firenze–Viareggio nel 2025 e il nostro speaker Moreno Martin lo ha intervistato per scoprire i grandi sogni che lo aspettano.

Nato a Camaiore nel 2002, Tommaso Dati corre con il Team UKYO, formazione Continental giapponese che sta diventando una vera fucina di campioni italiani. La sua è una storia di crescita silenziosa e costante, fatta di sacrifici e di un talento sbocciato ai propri tempi. 

Il 2026 è l’anno della sua definitiva consacrazione: nella prima tappa del Tour of the Alps ad Innsbruck, Dati ha avuto la meglio in volata sul big britannico Tom Pidcock, prendendosi anche la maglia di leader della classifica generale. «Fa un certo effetto arrivare davanti a Pidcock» ha dichiarato ancora incredulo: «Sicuramente la mia carriera è svoltata. Dietro ogni vittoria c’è un duro lavoro».

I risultati non sono passati inosservati: diverse squadre World Tour si sarebbero già mosse per assicurarsi il suo talento. Guardate l’intervista completa.